L’OVVIETA’ DELL’ASSURDITA’

L’ovvietà dell’assurdità. Una pena assurda e indifendibile quella data ad Alfredo, tanto che fior fiori di intellettuali tendenzialmente asserviti al regime si sono dimostrati pubblicamente contrari a queste misure. Da una parte perché come chiunque con un minimo di empatia o raziocinio ci si rende conto dell’inaccettabilità di questo regime di tortura, spropositato per i reati di cui Alfredo era accusato. Dall’altro perché è ormai impossibile ignorare le decine e decine di azioni dirette di cui il movimento anarchico si è reso responsabile in questi mesi, culminati con l’offensiva dei compagni e delle compagne in Grecia contro l’ambasciata italiana. Un nugolo di azioni che hanno toccato tutti gli angoli del mondo, dalla nominata Grecia fino alla Bolivia e agli Stati Uniti, ed ovviamente l’Italia. La paura, da parte delle istituzioni e di chi si ritrova nella fascia dominante, è chiaramente quella di aver risvegliato in piene forze l’anarchismo d’azione e che la morte di Alfredo possa quindi essere la polveriera che ridia linfa vitale all’antagonismo libertario conflittuale.  Paura anche perché questa pena data ad Alfredo mostra a tutta la popolazione più allargata l’iniquità della cosiddetta “Giustizia Italiana” e la sua vera natura di strumento repressivo per la dissidenza. Pensiamo a Luca Traini, a chi ha messo le bombe a Bologna, Piazza Fontana e Capaci, persone che hanno compiuto stragi di Stato e stragi razziste, ma per le quali la stessa accusa poi rivolta ad Alfredo era considerata troppo estrema.

Bisogna, quindi, chiedersi il perché e il senso dell’esistenza e delle conseguenze del sistema di “giustizia” che ci è stato imposto. Perché a finire in carcere non sono le persone, che sfruttano, ammazzano e opprimono. Nominalmente la cosiddetta classe dirigente italiana, con gli imprenditori che sfruttano il lavoro altrui, i politicanti che massacrano i migranti alle frontiere e lo Stato tutto che reprime la libertà reale offrendone solo una versione capitalista e fasulla. In prigione ci vanno le vittime stesse della società, coloro che hanno subito la violenza Stato Capitalista e ne sono stati traumatizzate a tal punto dal portarli, in maniera diretta o indiretta, a commettere atti considerati fuori dallo schema legale, da un codice etico impostoci dalla struttura di potere gerarchicizzata che ci domina.

Viene sempre giustificata l’esistenza del carcere tramite la propaganda che vede il carcere come strumento riabilitativo. La realtà è che il carcere non è, non è mai stato e non sarà mai riabilitavo. Non esiste nessuna società nella storia che abbia usato il sistema carcerario per “riformare”. Il carcere è un sistema esclusivamente punitivo, repressivo e di vendetta sociale. Il carcere serve per non affrontare le problematiche sociali che la società Stato-Capitalista asservita al profitto non riesce e non vuole risolvere. L’efficacia del carcere è anche discutibile, purtroppo non abbiamo dati per l’Italia, ma per esempio negli Stati Uniti solo intorno all’2% di chi abusa finisce effettivamente dentro, è evidente che il sistema carcerario e poliziesco non è minimimante vicino all’essere utile per la funzione che sostiene di portare avanti e anzi probabilmente diventa anche un impedimento nella stessa. Ma quindi se il carcere è solo strumento di repressione, non è efficace nelle funzioni che sostiene di essere e portare avanti, e in nessun modo è riformativo perché continuare a giustificare la sua esistenza? Esiste una sola soluzione alla questione carceraria. Abolizione Totale. Fuoco a tutte le galere. Liberi Tutti e Libere Tutte. Nessun Fottuto Compromesso, Nessuna Fottuta via di Mezzo. Abolizione Totale.