CON OGNI MEZZO A NOSTRA DISPOSIZIONE

Ormai il senso di sopraffazione pervade le nostre quotidianità, sembra quasi impossibile cambiare le cose, sembra come se il dominio della società, del sistema economico, di quello politico sia inarrestabile. La narrazione dei media, dei social, delle persone e dello Stato ci dice che siamo destinati ad accettare lo status quo, ci fa credere che nessuna azione possa essere compiuta per cambiare le cose. Sembra come se fossimo destinati al collasso climatico, alla guerra, al collasso demografico, al sistema capitalista selvaggio e predatorio, non esiste un’alternativa alla società vigente.

Questo senso di impotenza ci pervade tuttx.

La colpevolizzazione dell’individuo nella questione ambientale ci rende schiavi, con un senso di colpa permanente durante ogni azione quotidiana. Anche chi ci sta intorno ci accusa di non essere sufficientemente green, sufficientemente attentx, sufficientemente attivistx. Questa, tuttavia, è una narrazione indotta dalla politica, dallo Stato, dalle multinazionali, che mira a distogliere l’attenzione dai reali colpevoli del disastro climatico: loro stessi. Questa colpevolizzazione dell’individuo serve a scaricare le responsabilità reali, permettendo di continuare lo sfruttamento sfrenato del pianeta. Come se non bastasse, la risposta alle migliaia di persone scese in piazza negli ultimi anni contro la crisi climatica si è limitata alle parole effimere e le vuote promesse che la politica ha utilizzato per trasformare la nostra rabbia e frustrazione in mero tornaconto elettorale. Ci hanno detto di votare per il partito più ecologista, per il candidato più green, eppure, finita la campagna elettorale, la politica istituzionale si è sempre mostrata per quello che è: il più viscido servo del capitale devastatore e predatore. Dobbiamo rifiutare la colpevolizzazione dell’individuo e smettere di cercare soluzioni alla crisi climatica nella sfera personale e parlamentare. Non possiamo pensare che la risposta passi dal convincere i colpevoli stessi, i politicanti, gli imprenditori, gli industriali, al dialogo. Il tempo del dialogo è finito: ci hanno rubato il futuro, gli abbiamo dato l’occasione di ridarcelo, ora è il momento di riprendercelo con ogni mezzo a nostra disposizione.

Mentre noi paghiamo il prezzo economico e sociale di una gestione scellerata della pandemia e della crisi geopolitica, una ricca minoranza ha ulteriormente accresciuto i propri profitti. La privatizzazione dei vaccini e della sanità ha fatto arricchire le case farmaceutiche al costo di migliaia di vite che potevano essere salvate, e ancora una volta i paesi più poveri stanno pagando le conseguenze delle scelte folli del capitalismo. Per rincarare la dose, le conseguenze delle guerre ricadono, come da copione, sulle classi popolari, sia nei paesi dove il conflitto è militare che in quelli dove il conflitto è economico. Eni e gli altri oligarchi del petrolio si arricchiscono mentre la gente muore di fame o sotto le bombe. Lo Stato complice decide chi sacrificare sull’altare del profitto padronale. Il capitalismo causa le crisi, spetta a noi fargliele pagare con ogni mezzo a nostra disposizione.

Ci raccontano che l’unico modo per arginare l’onda fascista sia il voto. Il voto per il partito che ha scelto di finanziare i lager in Libia. Il voto per il partito che ci ha dato la precarizzazione. Il voto per il partito che risponde alle crisi abitative e aggregative con sgomberi e polizia. E ora che il voto è stato incapace di porre freno all’avanzata nera, già ci sentiamo dire che la colpa è degli astenuti e che l’unica soluzione arriverà alle prossime elezioni, lasciandoci solx ad affrontare la svolta nazionalista e conservatrice. Tra chi è giovane dilaga già il sentimento di disperazione, ma una soluzione esiste e non è aspettare impotenti il prossimo carrozzone elettorale. La soluzione si chiama conflitto, si chiama azione diretta, si chiama antifascismo militante. Antifascismo non nella retorica, non nelle ricorrenze, non nella propaganda dei partiti. Antifascismo nelle piazze, nelle strade, nelle scuole. Il rifiuto di un sistema che ci rende schiavx della polizia, delle prigioni, dello Stato, del culto della nazione e dei confini tutti. Smettiamo di delegare il contrasto al fascismo votando partiti moderati e neoliberali. Lottiamo nelle strade contro la deriva reazionaria con ogni mezzo a nostra disposizione.

L’impotenza è una narrativa, è una narrativa egemonica che ci mantiene inerti. È una narrativa al servizio del potere. Noi rifiutiamo di accettare questo status quo, rifiutiamo di guardare inermi la fine del mondo, vogliamo dare vita alla nostra rabbia, dargli voce e trasformarla in cambiamento. Quello reale, dirompente e conflittuale. Non vogliamo più accontentarci delle riforme che dovrebbero cambiare tutto e invece non cambiano niente, non vogliamo più essere assoggettati al ricatto economico dei padroni, non vogliamo più sentire vuote parole. Sentiamo il bisogno più che mai di essere prima linea nello scontro con il sistema politico, economico e sociale vigente. Costruiamo insieme il conflitto in maniera libertaria, ecologista, antirazzista, anticapitalista, anarchica e transfemminista.

È il momento di agire con ogni mezzo a nostra disposizione.

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